La filosofia come teoresi intorno al senso della vita

Chiunque si interroghi seriamente sul significato della propria esistenza, compie implicitamente l'atto filosofico fondamentale: porsi di fronte alla realtà, mettendola "sotto inchiesta", al fine di scoprirne il senso più profondo e le verità definitive.
Questo sito intende presentare un percorso di ricerca, scaturito da tale necessità primaria e tendente a quel tipo di "sapienza" (la "sofia" inclusa nel significato etimologico stesso del termine "filo-sofia") raggiungibile mediante l'uso, quanto più rigoroso possibile, della ragione umana.

Le attività di ricerca di Alessandro Sanmarchi

Da sempre il centro primario dei miei interessi di ricerca è costituito dalla teologia razionale, cioè da tutto quanto concerne le dimostrazioni filosofiche dell'esistenza di Dio, ma, sebbene abbia dedicato la mia tesi di laurea direttamente ad una delle prove teologiche tradizionali, la celebre "IV via tomistica" (partendo dall'interpretazione datane da P. Cornelio Fabro), nel corso degli anni mi sono sempre più reso conto della vastità di conoscenze che lo studio della teologia razionale implica. Per questa ragione ho poi adottato una metodologia di ricerca che si sviluppasse per approcci multilaterali, approfondendo uno ad uno gli ambiti d'interesse propedeutico alla teologia razionale propriamente detta. Ciò è corrisposto all'apertura di altri due vasti "fronti" d'indagine: 1) quello di una teoresi intorno al "senso della vita", in stretta relazione ai fondamenti dell'etica (e al confronto con l'ateismo), e 2) quello di un'ineludibile teoresi epistemologica.

1) Sebbene il mio interesse per le questioni relative ai fondamenti dell'etica segua cronologicamente a quello per la teologia razionale, dal punto di vista teoretico la relazione tra le due materie va piuttosto invertita: nell'articolo Dio, il senso della vita e la vita senza senso dell'ateo intendo dimostrare infatti che, se un Creatore Intelligente, Infinito e Infallibile non esiste, allora la vita umana è priva di senso e non può esserci soluzione al problema di una fondazione razionale dell'etica. Questa conclusione, pur essendo lungi dal coincidere con una dimostrazione dell'esistenza di Dio, implica però l'impossibilità per la filosofia di prescindere dalla questione riguardante la "teologia razionale". La ricerca e la scoperta speculativa di Dio costituiscono infatti l'unica opportunità di non ridurre il filosofare al vano tentativo di trovarNe un surrogato. E la necessità di un eventuale surrogato è assoluta, dato che l'uomo, proprio a causa del suo essere diveniente (cioè a causa del fatto che nasce per crescere sia fisicamente che intellettualmente e moralmente), ha necessità di individuare i criteri in base ai quali indirizzare le proprie azioni e il proprio sviluppo. Dunque ogni uomo, proprio in quanto tale (prescindendo cioè dal fatto che sia o non sia ateo), avrà sviluppato, più o meno coscientemente (spesso in modo non pienamente raziocinante), una "visione della vita", alla quale, più o meno coerentemente, attenersi per condurre la propria vita quotidiana. Ma, appunto, il problema sta tutto qui: solo se Dio esiste, sussiste anche la possibilità di scoprire e di fondare razionalmente in modo univoco i principi etici basilari; altrimenti qualsiasi visione della vita poggerà su degli insufficienti (cioè in ultima analisi non giustificabili) surrogati di quell'unico valido fondamento (Dio).

2) Il filone epistemologico delle mie ricerche si è concretizzato invece in uno studio "per contrasto" tra la gnoseologia tradizionale (aristotelico- tomistica) e quella costituita dalla sublimazione teoretica dell'idealismo hegeliano: l'attualismo di Giovanni Gentile secondo l'interpretazione di Gustavo Bontadini. L'assoluta "libertà attualistica" si esprime nel paradigma epistemologico, a mio avviso, maggiormente contrario e opposto, nell'intero panorama della filosofia occidentale, all'epistemologia tradizionale. Questo è un punto che emerge incontrovertibilmente dai testi gentiliani (che sono molto schietti ed espliciti al riguardo), ma che Bontadini, il discepolo "cattolico" di Gentile, ha tentato di superare, interpretando i fondamenti della gnoseologia del Maestro addirittura come l'inveramento più autentico e definitivo della filosofia aristotelico-tomistica. Lo studio di Gentile e di Bontadini consente dunque di dare un giudizio sulle tesi filosofiche, nel primo caso, più lontane e, nel secondo caso, più ambiguamente sincretiche rispetto alle posizioni teoretiche della filosofia tradizionale.